IL ROMANZO DEL SIGNOR ARTURO Prefazione al dodicesimo capitolo

Il capitolo dodicesimo sorprende il signor Arturo in un momento molto delicato, uno di quei momenti nei quali il cervello si prende una vacanza dalla realtà.
Arturo Diaz, come i lettori avranno capito, non è nuovo a viaggi di questo genere e li affronta con spirito combattivo. Ancora una volta si dovrà confrontare con qualcosa che non gli è chiaro, ma la sua vena di acuto osservatore lo trarrà d'impaccio impedendogli di perdere la bussola.
L'indagine che affronta riguarda la percezione umana del tempo, problematica mai completamente risolta da nessun filosofo. L'argomento ha dato filo da torcere fin dall'antichità a fior di pensatori, basti pensare a quel tal Zenone che molti secoli orsono riuscì a dimostrare che Achille, pur correndo come un matto, non era in grado di battere la tartaruga. Un paradosso che fa pensare agli scrittori, quelli bravi, quando racchiudono una vita lunghissima nei confini del weekend che i lettori impiegano a percorrerla.
Aldo Rocca, piè veloce moderno e vero filosofo podalico, è l'unico che potrebbe battere la tartaruga. Sono dell'idea che Aldo cercherebbe dentro di sè la dimensione tartarughesca e vincerebbe la gara andando più piano di lei.

Buona lettura. Giovanni Zanzani.

P.S. Anche usare la storia della filosofia con questa spregiudicatezza è paradossale, spero che i miei vecchi professori mi assolvano.

 Giovanni Zanzani

COME FU CHE IL SIGNOR ARTURO PERSE UNA SCARPA
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Arturo Diaz


Capitolo dodicesimo
Tempo


Il signor Arturo si distrasse un attimo mentre chiudeva il cassetto della scrivania. Era un pomeriggio ventoso, il signor Arturo si era trattenuto controvoglia in ufficio per chiudere i conti del mese, lavoro che non gli andava di fare. Nell’ampia ragioneria della Banca delle Arti e dei Mestieri la squadra delle pulizie aveva da poco concluso il proprio turno e l’ultimo inserviente si era ritirato portandosi dietro la lucidatrice elettrica quando il signor Arturo si mise a guardare il lampadario. Rimase così senza pensieri e quando riportò gli occhi sui tabulati bancari ebbe la precisa sensazione che il tempo si fosse fermato. D’istinto buttò l’occhio all’orologio della parete dove la lancetta dei secondi si muoveva con la solita andatura tremolante. Il signor Arturo storse il naso: il tempo si era fermato e quell’ottuso congegno continuava ad andare come niente fosse! Fuori il vento dava spallate ai finestroni facendo vibrare le vetrate, gli uccelli si muovevano a fatica cercando di contrastarlo e il signor Arturo ne vide uno volare all’indietro. Bevve dell'acqua dal distributore automatico prima di tornare a scrutare l’orologio. La lancetta dei secondi si muoveva con regolarità, una regolarità così fuori luogo che il signor Arturo si chiese se non ci fosse della malizia in quel comportamento, se il puntiglio esibito dall’asticciola non fosse il segnale che essa stava prendendosi gioco di lui. Senza pensarci due volte infilò la giacca ed uscì dalla banca. In strada la polvere faceva mulinelli negli angoli delle strade e i fili della luce dondolavano visibilmente.
Il signor Arturo non si dava pace, non era la prima volta che il fenomeno accadeva: all'improvviso il tempo smetteva di scorrere. Fuori il traffico si svolgeva regolarmente, per niente diverso da quello delle altre giornate, il signor Arturo attraversò il marciapiedi e si sedette su una panchina nei pressi del viale che separava la banca dal grande e diroccato edificio dell’Ente Terre d’Oltremare, un rudere architettonico che il municipio, in attesa di una destinazione ancora non decisa, lasciava all’arbitrio di una folta colonia di piccioni, due dei quali si stavano contendendo un frammento di pane proprio davanti al signor Arturo.
- Poco fa si sono disputati una fragola, i monelli.
Il signor Arturo si girò verso la donna che aveva parlato.
- Mi scusi, è che se non li tengo a bada finiscono per farsi del male.
Il signor Arturo si grattò una spalla.
- Non mi prenda per una stravagante. Lavoro qui di fronte e questi due piccioni li ho svezzati io. Erano caduti dal nido e mi hanno fatto pena, ma il troppo affetto li ha viziati.
Il signor Arturo la guardò meglio. Sulle prime l’aveva giudicata una debole di mente, una delle tante naufraghe della vita alla deriva nelle vie della città, invece si trattava di una persona molto in sé.
- Questo angolo, con meno traffico, sarebbe un vero paradiso, disse la donna.
- E’ vero, rispose il signor Arturo, bisognerebbe che l’amministrazione comunale lo pedonalizzasse.
- Ah quelli, non c’è da aspettarsi nulla di buono da loro. Si mettono in moto solo quando ci sono soldi da prendere, signor...
- Arturo, Arturo Diaz.
- Io lavoro laggiù signor Diaz, in quell’agenzia viaggi. Senza il passaggio di automobili la nostra clientela si ridurrebbe, ma questo non m’impensierisce granchè. Pensi che pace ci sarebbe, potremmo pensare di vivere in un giardino. Mi dica una cosa, mi scusi se cambio argomento, non sembra anche a lei che oggi stia accadendo qualcosa di insolito?
La domanda era arrivata a bruciapelo, il signor Arturo indugiò prima di rispondere.
- Si spieghi meglio, signora.
- No, mi perdoni, è meglio di no, non voglio farmi prendere per matta. Era qualcosa a proposito dello scorrere del tempo, ma faccia conto che non le abbia chiesto nulla.
- Allora si tranquillizzi. Se è per via del tempo che si è fermato, può parlare senza paura. Anch’io me ne sono accorto.
La signora sorrise.
- Non può immaginare che consolazione mi dà sentirglielo dire. Pensi che a causa di questo fenomeno ho litigato con mio marito.
- Lui non ci crede, vero?
- E’ un testone e basta. Mio marito lo sa benissimo che il tempo si è fermato, solo che ha paura di ammetterlo. Gli uomini come lui non reggono alle novità, soprattutto a quelle che non si spiegano.
- Il suo giudizio è troppo severo. Credo che molti non capiscano, che non avvertano la differenza. Per loro basta che gli orologi continuino a marciare, che i giorni siano luminosi e le notti buie. Pensano che il tempo sia quello, la terra che gira intorno al sole o altre sciocchezze del genere. Invece la faccenda è molto più complessa, il tempo è qualcosa che sta dentro la sostanza delle cose, non fuori, perciò quando si ferma è la struttura stessa della realtà che cambia. Tuttavia c’è chi lo percepisce e chi no. Io per esempio me ne accorgo da uno sbalzo di umore, una cosa che mi è sempre piaciuta smette improvvisamente di piacermi, oppure sono al cinema e mi vien voglia di vedere le montagne. Allora so che è avvenuto, che il tempo si è fermato: cerco di non pensarci, me ne sto rilassato e appena il tempo si rimette in moto, ecco che il mio cuore torna a battere come prima.
- A me invece lo dicono i capelli. Di colpo si elettrizzano, ognuno se ne va per conto suo. Le prime volte pensavo di aver sbagliato a lavarli, per un certo periodo cambiai shampo ogni settimana. Un giorno ebbi la rivelazione: vidi un fiocco di neve tornare indietro. Da allora il fenomeno non mi stupisce più, so che succede e basta.
- Anch’io non ci capivo nulla, però delle cose che tornano indietro mi accorsi subito. La prima volta fu un abbonamento del tram esaurito, stavo per gettarlo via quando uno dei buchi si richiuse improvvisamente, così tentai di fare una corsa gratis.
- E ci riuscì?
- Non proprio, signora…
- Mina Sartori, mi chiami pure Mina.
- Dicevo Mina che fu un gran pasticcio che quel buco sull’abbonamento si fosse chiuso, perché quando il tempo si rimise in moto il buco si riaprì. Il bigliettaio che lo stava controllando mi disse chiaro e tondo che certi trucchi da prestigiatore con lui non funzionavano, mi fece la multa e per fortuna che ero uno studente, aggiunse, sennò mi avrebbe fatto passare un guaio.
- Questa cosa la conosco anch’io, Arturo. Ho imparato che dopo l’evento tutto torna come prima, che le somme aritmetiche vengono sempre rispettate. Mi piacerebbe sapere perché il fenomeno si verifica, ma con l’andare degli anni ci ho messo una pietra sopra.
- Nemmeno a me è mai riuscito di capirlo.
Il signor Arturo si alzò dalla panchina e la salutò. Uscito dal viale percorse la strada che portava dietro alla cattedrale, dove si trovava il negozio di orologi del suo compagno di scuola Ottaviano Bellei. Raggiunta la vetrina dell’amico, lo vide alle prese con una sveglia.
- Bellei mi devi spiegare una cosa...
L’orologiaio alzò la testa continuando a lavorare.
- Oggi non sei il primo che mi chiede spiegazioni, scommetto che vuoi parlare del tempo che si è fermato.
Il signor Arturo si scosse.
- Dunque anche tu ne sei al corrente.
- Caro mio, la fortuna è che siamo in pochi a rendercene conto, altrimenti sai che casino!
- Come è possibile, disse il signor Arturo, come si spiega?
- Semplicemente non si spiega, Diaz. Non si spiega affatto.
- Ma gli orologi, i satelliti, la scienza, cominciò a dire il signor Arturo.
- Li hanno inventati apposta tutti quegli arnesi, a partire dagli orologi, per far credere ai grulli che il tempo è un fenomeno costante e misurabile. Loro, gli esperti, lo sanno bene che il tempo fa quello che gli pare, che va e si ferma a ghiribizzo. Qualche anno fa, mentre tutti si trastullavano coi mondiali di calcio, è tornato indietro di una settimana.
- Ma dimmi Bellei, come tutti gli ex compagni di scuola i due si chiamavano per cognome, in che modo ti accorgi che il tempo si è fermato?
L'orologiaio sorrise.
- Se tu vivessi in mezzo a questi giocattoli lo sapresti. Quando il tempo si ferma gli orologi fanno uno scatto, una specie di frullo che compiono tutti insieme. È come se battessero le ali, immagina una voliera di canarini quando c’è un rumore improvviso. Quando l’evento ha inizio qualcuno si ferma, altri accellerano, insomma un branco di bambini nel parco. Ti voglio rivelare un segreto: nella mia bottega c’è una cipolla dell’epoca di mio padre, un vecchio orologio da panciotto. Credo che sia qui dal periodo della guerra, dimenticato da un soldato che non tornò più a riprenderlo. Contrariamente a tutti gli altri, quando il tempo si ferma quell’orologio si rimette in moto e va fino a quando il fenomeno cessa. Non chiedermi perchè lo fa, non saprei risponderti.
Il signor Arturo sorrise. Già che c'era approfittò dell'occasione per fasi sostituire il cinturino dell'orologio da polso, Bellei ne aveva di bellissimi. Ne scelse uno di coccodrillo chiaro, attese che l’amico lo applicasse, poi pagò e si diresse verso casa.

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Capitolo primo - Precipitevolissimevolmente
Capitolo secondo - Attualità
Capitolo terzo - Silenzio
Capitolo quarto - Fortuna
Capitolo quinto - Movimento
Capitolo sesto - Equilibrio
Capitolo settimo - Candore
Capitolo ottavo - Coordinate
Capitolo nono - Divisione
Capitolo decimo - Incontri
Capitolo undicesimo - Guerra
Capitolo dodicesimo - Tempo
Capitolo tredicesimo - Memoria
Capitolo quattordicesimo - Tremolio
Capitolo quindicesimo - Spavento
Capitolo sedicesimo - Rubare
Capitolo diciassettesimo - Bionde
Capitolo diciottesimo - Crepa
Capitolo diciannovesimo - Luna
Capitolo ventesimo - Cicatrici
Capitolo ventunesimo - Sirene
Capitolo ventiduesimo - Astri
Festa di commiato per il Sig. Arturo