IL ROMANZO DEL SIGNOR ARTURO Prefazione al sedicesimo capitolo

Il sedicesimo capitolo vede il signor Arturo affrontare una sfida che fa pensare a un incontro di sumo, perde chi viene spinto fuori dal ring, e il fatto curioso è che il suo contendente è una donna. La signora, perché di una signora si tratta, è di quelle molto famose che trascorrono le giornate qua e là per il mondo. Purtroppo la sua stazza è tale che l'oscuro contabile capisce di avere ben poche possibilità di restare in piedi, o forse nessuna. A cosa ricorrerà il nostro eroe, se anche la sua provata furbizia, risorsa che si è dimostrata determinante in tante occasioni, appare insufficiente? L'interlocutrice è una figura abituata a vincere sempre, e così stabile nei suoi proponimenti da spaventare qualsiasi antagonista. Resosi conto di essere quasi perduto, l'impiegato di banca fa appello a quella che si può considerare la dote professionale più apprezzata nel mondo dei bancari, la metodicità che nel suo caso assurge quasi a pedanteria, tanto lui vi si attiene, la qual cosa ne fa più un difetto che un pregio in un personaggio che si vorrebbe votato all'estro e all'inventiva. Resistendo alle spinte come una boa resiste al mare mosso, il signor Arturo volgerà in vittoria una partita che sembrava persa. È vero che alla fine resterà con una noce in mano, però l'avrà scampata bella.

Buona lettura. Giovanni Zanzani.

P.S. Qualcuno potrebbe pensare che in questo capitolo si parli di metafisica. È vero e non è vero. In realtà la fama imperitura di certi personaggi letterari è una forma di immortalità che mi appassiona parecchio, tant'è vero che ogni tanto io stesso faccio entrare quei personaggi nei miei racconti. Nel caso di Guglielmo da Baskerville, quando si è trovato accanto alla signora che discuteva con Arturo, il frate non ha pronunciato una parola, ma a me sarebbe piaciuto sapere che domande le avrebbe fatto. Chissà che al professor Eco non salti in mente di portarlo di nuovo in azione.

 Giovanni Zanzani

COME FU CHE IL SIGNOR ARTURO PERSE UNA SCARPA
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Arturo Diaz


Capitolo sedicesimo
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Il supermercato stava per aprire e il pubblico affollava gli ingressi. C’erano pensionati desiderosi di trascorrere il pomeriggio girando tra gli scaffali, studenti in bolletta, tre suore francescane, un paio di vigili urbani, quattro stranieri di passaggio, impiegati di banca come il signor Arturo che approfittavano della pausa pranzo per fare compere, insomma la vasta ed eterogenea clientela del lunedì pomeriggio, giorno di riapertura dei supermercati dopo la pausa domenicale. Il signor Arturo si venne a trovare tra una spilungona con la faccia da notaio e un sessantenne che sembrava appena sbarcato da un peschereccio. Novembre era iniziato con nebbie interminabili che davano a tutti la sensazione di vivere storditi, per questo le persone presentavano facce smunte e occhiaie profonde. Improvvisamente la donna alta che fino a quel momento era stata immobile come un trampoliere, fece un piccolo salto e si portò le mani intorno alla testa dando l’impressione di nascondersi alla vista del marinaio.
Alle quattordici in punto le porte del supermercato si aprirono e la piccola moltitudine si disperse nel dedalo dei reparti. Presa la direzione dell’area latticini, il signor Arturo raggiunse la parete dove erano allineati i prodotti freschi. L’espositore degli yogurt occupava una parete ricurva verso la quale stava avanzando anche la donna che il signor Arturo aveva notato all’ingresso del grande magazzino. I due continuarono ad avvicinarsi l’uno all’altra fino a quando, giunti al centro dello scaffale, allungarono la mano per acchiappare una vaschetta. Delle mille allineate nell’ampio espositore essi scelsero la stessa, yogurt francese ai mirtilli. Fu un attimo, nel momento in cui i loro sguardi si incrociarono, il signor Arturo capì che quella che aveva di fronte era la Morte!
- Non volevo farmi riconoscere, disse la signora per scusarsi della leggerezza con la quale aveva lasciato trapelare la propria identità. Comunque non sono qui per lei, se può tranquillizzarla.
- Credo che nel caso contrario sarei l’ultimo a saperlo, non è vero?
- Ha indovinato, ora però mi lasci andare, non è opportuno che continuiamo questo colloquio.
- Io sono disposto a perdonare la sua imprudenza, rispose il signor Arturo, ma lei sia gentile, scambi due chiacchiere con me.
Dopo essersi guardata la punta dei piedi la donna alzò sul signor Arturo due occhi pieni di imbarazzo.
- Perché non continua la sua spesa, cosa crede di scoprire?
A quelle parole fu il signor Arturo ad abbassare lo sguardo, la sua interlocutrice aveva ragione, cosa credeva di scoprire parlando con la Morte? D’altra parte la tentazione di fare una domanda e ottenere una risposta era forte, non foss’altro per raccontarlo a sua moglie. Vedendo che lo sconosciuto non si decideva a togliersi dai piedi, la donna prese in mano la situazione.
- Voglio venirle incontro. Risponderò a tre domande, poi mi lascerà in pace, va bene?
Il signor Arturo non stava in sé dalla contentezza, non ci avrebbe proprio pensato di riuscire a fare una domanda alla Morte ed ora poteva farne addirittura tre.
- Sempre che io sia in grado di rispondere - aggiunse la signora con uno sguardo intrigante.
- Vuol farmi credere che c’è qualcosa che non sa?
- Da millenni sono abituata a ricevere domande come questa. Tutto nasce dal fatto che dopo aver ricevuto i miei servizi non si può più chiedere nulla a chicchessia, così molti pensano che io sia depositaria delle risposte estreme. La verità è che io non so quasi niente, caro signore. Mi ponga pure il secondo quesito.
Resosi conto che la Morte aveva approfittato della sua ingenuità, il signor Arturo volle protestare.
- Mi sta prendendo in giro? - disse senza rendersi conto di essere caduto per la seconda volta nell’inganno.
- Ecco una domanda meno intelligente dell’altra, ma io le risponderò lo stesso. È vero, poco fa l’ho presa in giro. Ora le resta l’ultima.
- Ho capito, disse il signor Arturo indispettito, allora risponda: quando verrà a trovare il direttore della mia banca?
- Questa domanda è scema del tutto: cosa le fa credere che lo sappia? Io non so nulla dei miei clienti fino al momento di occuparmi di loro. Che qualcuno o qualcosa regoli gli incontri è un mistero la cui soluzione, detto tra noi, non mi interessa affatto.
- Così eccomi gabbato, delle tre cose che doveva rivelarmi non me ne ha detto nemmeno mezza.
- Poteva immaginarlo che sono più furba di lei, signor...?
- Arturo - rispose lui rammaricato della propria dabbenaggine.
- Via, non se la prenda, ho battuto gente più scaltra del signor Arturo.
- Su questo non ho dubbi, anche se incontrandola speravo di ricavare qualcosa di più prezioso di questa banale considerazione.
- Sono pochi quelli che hanno tratto profitto discutendo con me...
- Non mi sono spiegato, non parlavo di soldi, intendevo riferirmi alla conoscenza.
- Ho capito benissimo, anch'io parlo di idee. È l'unico campo nel quale sono disposta a concedere qualcosa, ma non mi è mai piaciuto esagerare.
Una commessa col muletto carico di detersivi chiese di poter passare, il signor Arturo e la Morte si fecero da parte. In quel momento in fondo alla corsia comparve l'uomo con la faccia da marinaio. La spilungona si infilò un paio di occhiali scuri, ma inutilmente: il nuovo arrivato l'aveva già riconosciuta.
- Che seccatore, esclamò, è un giorno intero che mi perseguita, certe volte vorrei proprio che quelli come lui non fossero mai esistiti!
L’importuno intanto li aveva raggiunti.
- Non ci posso credere, lei in persona! Sapesse come sono lieto di vederla!
- Sì, è proprio un rompiscatole, disse la donna alzando la voce, un maledetto rompiscatole.
- Vedo che le piace parlar chiaro - affermò il signor Arturo. Le parole di offesa infatti non potevano non essere giunte alle orecchie del nuovo arrivato il quale tuttavia continuava a sorridere come se non le avesse udite.
- Non mi interessa se ha sentito, poi non credo che si possa offendere. Quella che abbiamo di fronte è una persona inesistente.
Notando lo sguardo interrogativo del signor Arturo, la Morte cercò di spiegarsi.
- Non capisce? È un personaggio inventato, una delle bufale degli scrittori.
- Il pescatore del vecchio Ernest? - chiese il signor Arturo che aveva ravvisato nell’uomo i lineamenti di Spencer Tracy.
- E’ così, si tratta di lui. Di tanto in tanto mi compaiono davanti le fantasie degli scrittori. Questo è il pescatore che lotta col grande pesce. Domani chissà, mi troverò di fronte un irlandese logorroico che non è capace di far sera. D’altra parte c'è al mondo uno solo dei loro autori che non si sia vantato di conoscermi? Vede signor Arturo, io sono così famosa che tutti quelli che scrivono libri vorrebbero dialogare con me. Nell’impossibilità di farlo direttamente, delegano i loro personaggi. Solo che una volta sguinzagliate, quelle immagini di cartapesta continuano a darmi la caccia per secoli. Capisce che manica di seccatori mi perseguita? E non muoiono mai!
- Cos’è, le rode che qualcuno sfugga alla sua giurisdizione?
- E’ la verità, i tempi moderni mi disgustano! Ai primordi, quando iniziai questo lavoro, non c'era nessuno che mi sfuggisse. Bei tempi quelli, animali e vegetali a bizzeffe e niente letteratura!
Il supermercato si stava affollando, nel reparto latticini una decina di massaie esplorava gli scaffali con sguardi attenti alle offerte speciali. Nel frattempo accanto al pescatore era comparso un tipo con le sembianze di Sean Connery vestito da frate.
- Lo vede che ne è arrivato un altro? disse la donna alta, in un'ora è capace che ne incontro cento, una cosa insopportabile. Questo l’ha creato quel professore di Bologna grande esperto di enigmi.
- Inconvenienti della celebrità, si azzardò a commentare il signor Arturo. Quando si è famosi bisogna accettare di essere fermati per strada.
- E’ vero, disse la signora, ma le sembrano carine le cose che quella gente scrive su di me? C'è chi mi tratteggia come un’attricetta scostumata, per qualcuno sono una vecchiaccia tutta stracci e falce, altri mi descrivono come un essere ambiguo senza connotati sessuali. A nessuno salta mai in mente di mostrarmi al pubblico come una che fa seriamente il suo lavoro e la sera allunga le gambe sul divano!
- Mi scusi l’osservazione, a me sembra che quei signori abbiano il merito di renderla più interessante. È anche grazie a loro che si parla di lei.
Mentre l'altoparlante annunciava una sfilza di prezzi scontatissimi la signora si battè una mano sulla fronte.
- Come ho fatto a non capirlo? Lei è uno di quelli!
Il signor Arturo si ricordò in quel momento di dover acquistare le noci per sua moglie. Si diresse verso il reparto di frutta secca, ma la donna alta lo seguì.
- Dica un po’, chi è che la manda?
Il signor Arturo non sapeva cosa rispondere. Presa distrattamente una noce, se la infilò in tasca. Lo sguardo adirato della signora gli fece tornare in mente la sua insegnante di matematica dalla quale si difendeva cambiando discorso.
- Lo yogurt ai mirtilli le piace davvero?
La Morte socchiuse gli occhi ed emise un brontolio adirato. La vibrazione bassa che percorse i pavimenti del centro commerciale fece pensare al signor Arturo che nei sotterranei fossero in corso lavori di scavo.
- Ne vado matta, esclamò allontanandosi furibonda, è la mia debolezza. E adesso torni dal suo autore e glielo riferisca!
Il signor Arturo sorrise e la salutò. Al parcheggio, cercando le chiavi della vettura, si accorse di avere ancora in tasca la noce rubata al supermercato, la prese tra le dita e la guardò: era completamente nera e sotto agli occhietti cattivi erano dipinte due inconfondibili tibie incrociate!

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Capitolo primo - Precipitevolissimevolmente
Capitolo secondo - Attualità
Capitolo terzo - Silenzio
Capitolo quarto - Fortuna
Capitolo quinto - Movimento
Capitolo sesto - Equilibrio
Capitolo settimo - Candore
Capitolo ottavo - Coordinate
Capitolo nono - Divisione
Capitolo decimo - Incontri
Capitolo undicesimo - Guerra
Capitolo dodicesimo - Tempo
Capitolo tredicesimo - Memoria
Capitolo quattordicesimo - Tremolio
Capitolo quindicesimo - Spavento
Capitolo sedicesimo - Rubare
Capitolo diciassettesimo - Bionde
Capitolo diciottesimo - Crepa
Capitolo diciannovesimo - Luna
Capitolo ventesimo - Cicatrici
Capitolo ventunesimo - Sirene
Capitolo ventiduesimo - Astri
Festa di commiato per il Sig. Arturo