IL ROMANZO DEL SIGNOR ARTURO Prefazione al diciannovesimo capitolo

Nel mondo silenzioso e geometrico del signor Arturo compare la luna. Non sarà una luna romantica e lacrimevole, ma un astro gelido e un po' ariostesco che lo porterà a ragionare intorno alla solitudine. Capita spesso di trovarsi sul crinale che separa le idee dai sentimenti e di non saper decidere da che parte stare. Il versante delle idee è un luogo freddo e inospitale dove i sentimenti non hanno partito, ma offre il tesoro del comprendere. I sentimenti sfamano il cuore, ma spingono l'uomo ad accettare i compromessi. Il signor Arturo è sensibile al fascino dell'astratto, ma non così insensato da arrivare fin sulla luna. Le abbaia soltanto dietro.
È il destino di noi cani solitari di abbaiare alla luna, e lei, come una donna bella e nobile, ci lascia fare senza scomporsi.

Buona lettura. Giovanni Zanzani.

 Giovanni Zanzani

COME FU CHE IL SIGNOR ARTURO PERSE UNA SCARPA
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Arturo Diaz


Capitolo diciannovesimo
Luna


Inerte, diafana, assoluta, la luna guardava il signor Arturo che la stava osservando. Mai fino a quel giorno egli aveva rivolto pensieri all'astro notturno, ma uscendo dall'ufficio se la trovò davanti così galleggiante sotto la volta nera di aprile da rimanerne incantato. Imponente e nitida, due dita sopra l'orizzonte, dando l'impressione di voler schiacciare le case e le colline, la luna saliva a piccoli scatti verso la sommità del cielo guadagnando luminosità con fatica.
- La voglio vedere meglio - fece il signor Arturo. Invece di andare a casa, prese l'autostrada e, raggiunte le montagne, andò ad aspettarla sul passo più alto. Non fu costretto ad attendere molto, nel tempo impiegato per arrivare fin lassù la luna aveva fatto un bel pezzo di cielo ed ora stava riposando sopra un parcheggio. Il signor Arturo scese dalla vettura che sarà stata mezzanotte e un freddo glaciale gelava sassi e licheni. La luna era ferma su di lui, così vicina che il signor Arturo poteva guardarla sfacciatamente, come si fa con le ragazze in spiaggia. D'un tratto gli parve di udire dei rumori. Venivano proprio da lassù, urla di gente che discuteva, risa di donne, chiasso di marciapiedi affollati.
- Vuoi che tutto 'sto baccano venga dalla luna? - si chiese il signor Arturo. Salì su un traliccio che era servito da tribuna per una corsa ciclistica e che ancora non era stato rimosso. Da lì era ancor più vicino alla luna e il rumore invece si sentiva di meno. È proprio così, concluse, è impossibile che ci sia rumore sulla luna, lo sanno tutti che è un posto silenzioso! Poi gli sembrò che la luna tremasse. Tremava o non tremava? Non riuscì a capire, allora la traguardò coi tubi del traliccio. Il traliccio sì che tremava, mica la luna! Quella palla giallina era ferma in mezzo al cielo come una boccia tirata da un giocatore un anno prima.
- Ma allora, che ci sono venuto a fare - si chiese il signor Arturo - la luna è silenziosa come un monumento e immobile come la superbia.
Vide che nel parcheggio c'erano altre macchine, vetri appannati e cigolii. Giovani in coppia che se la spassavano. Quanto alla luna, se ne stava in mezzo al cielo indifferente, davvero avulsa da tutti. Inutile come solo lei sa essere.

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Capitolo primo - Precipitevolissimevolmente
Capitolo secondo - Attualità
Capitolo terzo - Silenzio
Capitolo quarto - Fortuna
Capitolo quinto - Movimento
Capitolo sesto - Equilibrio
Capitolo settimo - Candore
Capitolo ottavo - Coordinate
Capitolo nono - Divisione
Capitolo decimo - Incontri
Capitolo undicesimo - Guerra
Capitolo dodicesimo - Tempo
Capitolo tredicesimo - Memoria
Capitolo quattordicesimo - Tremolio
Capitolo quindicesimo - Spavento
Capitolo sedicesimo - Rubare
Capitolo diciassettesimo - Bionde
Capitolo diciottesimo - Crepa
Capitolo diciannovesimo - Luna
Capitolo ventesimo - Cicatrici
Capitolo ventunesimo - Sirene
Capitolo ventiduesimo - Astri
Festa di commiato per il Sig. Arturo