IL ROMANZO DEL SIGNOR ARTURO Prefazione al settimo capitolo

C'è un inchiostro molto speciale tra le cose che occupano la scrivania del signor Arturo, chi avrà la pazienza di leggere il racconto fino alla sua conclusione vedrà di che strani poteri è dotato quell'inchiostro, poteri a dir poco terrificanti.
Si parla di banche in questo angolo delle storie di Arturo, di profitto e di etica bancaria, ingredienti di un minestrone che negli ultimi mesi ha occupato le prime pagine di tutti i giornali del mondo. Sembrava impossibile che tre o quattro gnomi nascosti nelle caverne delle grandi banche potessero provocare disastri così immani, eppure abbiamo scoperto che è la verità, gli gnometti cattivi escono di notte per rubarci la monetina d'oro, risparmio di una vita, e corrono a nasconderla insieme alle altre nella loro pentolaccia sepolta nel bosco. Così quei vecchi deformi avranno a disposizione ville principesche e corpi di giovani donne, mentre il resto dell'umanità si trova nell'indigenza. State attenti, amici, non fidatevi del loro aspetto benevolo di ometti operosi, gli gnomi del credito hanno mani candide e denti da sciacallo.
Però lo stesso offriamo loro la scena.
Amati banchieri, generosi elargitori di favori creditizi, santi prestatori a strozzo, il racconto «Candore» è dedicato a voi.
Dal titolo si potrebbe pensare che il soggetto sia il detersivo da bucato o la neve che incorona le Alpi in inverno. Non è così, la materia che tratteremo è qualcosa di assai poco immacolato, la coscienza degli esseri carnivori che guidano l'attività delle banche.
A scanso di equivoci dirò subito che il solo candore presente nella trama è quello del signor Arturo che della banca è semplicemente un dipendente.

Buona lettura. Giovanni Zanzani.

P.S. Come riportato in altra parte del portale, la professoressa Margherita Hack ha risposto molto simpaticamente al mio messaggio nel quale le segnalavo di averla citata nella prefazione al sesto capitolo. Io mi sento molto onorato della sua attenzione e la voglio ringraziare di fronte a tutti. Mi riprometto altresì, quando avverrà che l'argomento astronomico torni a fare da sfondo alle avventure del signor Arturo, di tenerla informata.

 Giovanni Zanzani

COME FU CHE IL SIGNOR ARTURO PERSE UNA SCARPA
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Arturo Diaz


Capitolo settimo
Candore


La goccia si staccò dalla stilografica del signor Arturo mentre lui sfilava il cappuccio. Tonda e nera come l’occhio di un uccello, la masserella liquida colpì la superficie della scrivania frammentandosi in una moltitudine di goccioline minori. Il signor Arturo prese un foglio di carta assorbente per passarlo sul ripiano di vetro: invece di cancellare la chiazza, l’operazione sortì l’effetto di annerirgli la punta delle dita. Allora si mise a cercare delle salviette e così facendo imbrattò di inchiostro anche il pomolo del cassetto. Quando si sollevò dalla sedia per raggiungere il bagno, la camicia andò a toccare il pomolo rimanendo segnata.
Rientrato a casa, il signor Arturo depose la camicia nella lavatrice. Sempre quando sono da solo mi capitano queste cose, pensò aggiungendo il detersivo. Prima di partire per la montagna sua moglie aveva preparato un buon numero di camicie stirate, ma proprio quel giorno la scorta era giunta al termine. Dopo aver infilato l’indumento nel cestello, il signor Arturo fece partire la macchina. Terminato il lavaggio ed estratte le dieci camicie, tutte quelle che possedeva, il signor Arturo ebbe un’amara sorpresa. Invece di scomparire del tutto, l’inchiostro nero si era distribuito sull’intera collezione di camicie, che ora apparivano uniformemente grigie.
Il mattino seguente, al momento di vestirsi, il signor Arturo era in un bel guaio, pantaloni a bizzeffe e neanche una camicia pulita. Fu così che decise di indossare un maglioncino da sera, un regalo di compleanno di molti anni prima, quando ancora lui e la moglie andavano a ballare ogni sabato. La commessa della lavanderia giù in strada, una mora sfrontata col naso all’insù, gli disse di non preoccuparsi, anzi gli assicurò che il giorno successivo avrebbe potuto togliersi quel maglione antidiluviano - questa fu l’espressione che adoperò per indicare il vecchio dolcevita del signor Arturo - e indossare una delle sue camicie.
Mai previsione si rivelò più errata. Al momento di ritirare le camicie pulite, al signor Arturo si offrì una scena inverosimile: la commessa in lacrime e il titolare della lavanderia infuriato.
- Non so cosa sia successo signor Gherardo, diceva la ragazza soffiandosi il naso, io ho solo infilato le camicie nella macchina.
- Stia zitta, cretina! Quante volte le ho detto di non mettere niente altro, quando lava camicie bianche?! Sono sicuro che a combinare questo disastro è stata la tuta di quell’animale del suo fidanzato. Confessi che gliela stava lavando di nascosto!
- Mi creda, signor Gherardo, ho messo solo camicie.
- Guardi che guaio: cinquanta capi rovinati! Chi pagherà per questo danno?
Il signor Arturo si sentì in dovere di intervenire.
- Perché se la prende tanto con la signorina?
- E lei di cosa si impiccia?
- Sono il proprietario delle camicie macchiate d’inchiostro.
- Ha detto inchiostro?
- Inchiostro, per l’appunto.
- Ma brutto delinquente, ecco perché si è ingrigito tutto il bucato, c’era dell’inchiostro! E ha anche il coraggio di presentarsi qui e dirmelo in faccia?
- Che discorsi sono, rispose il signor Arturo, non è una lavanderia, la sua? Dove voleva che le portassi le camicie, in salumeria?
- Nel cassonetto doveva metterle le sue maledette camicie, come avrebbe fatto una persona normale! Chi può essere così stupido da pensare che le macchie d’inchiostro si possano lavare?
- Così secondo lei dovevo buttarle, vero? Beh, mi guardi bene, io non intendevo buttarle prima e non intendo farlo ora. Anzi, pretendo che lei me le restituisca perfettamente bianche, signor lavandaio!
Mentre i due discutevano, un vigile urbano entrò nel locale chiedendo del titolare.
- Gherardo Fontana sono io, che altro deve succedere oggi?
- C’è un problema nei suoi scarichi, signor Fontana. L’ingegnere dell’ufficio fognature ha visto accendersi un segnale d’allarme sugli indicatori di questo distretto. Per la precisione il computer del sistema centralizzato indica che dal suo negozio si origina un versamento di sostanze fuori norma.
Nei giorni che vennero il signor Arturo poté seguire in televisione e sui giornali lo sviluppo della faccenda: il fiume inquinato, le prime spiagge presso la foce chiuse alla balneazione, l’avvistamento della chiazza scura dal satellite e infine l’intervento delle associazioni faunistiche per soccorrere gli animali marini colpiti. La cosa lo sorprese, come era possibile che una semplice goccia d’inchiostro avesse combinato un disastro di quelle proporzioni?
- E’ permesso?
Nell’ufficio del signor Arturo entrò Baldovino. L’anziano usciere raggiunse la scivania e si sedette.
- Chiedo scusa signor Arturo, mi può mostrare il suo inchiostro?
Il signor Arturo ebbe un sussulto.
- Sono le ragazze nuove, quelle appena assunte. Credo abbiano commesso una sbadataggine nella distribuzione mensile dei materiali. Non ne combinano una buona, quelle stupide.
Il sussulto dell signor Arturo si trasformò in tremito.
- Quando hanno distribuito le boccette nuove, una di loro per sbaglio ha preso la bottiglia del fondatore. Si tratta dell’inchiostro col quale il conte Canessa, fondatore della banca, stilò i suoi primi contratti, un cimelio prezioso. Quelle sconsiderate devono averlo scambiato per una bottiglia qualsiasi. Non è per caso che è finito qui dal lei?
Il signor Arturo aprì il cassetto e mostrò la boccetta a Baldovino.
- Sia ringraziato il cielo, è proprio questa. Lei non può nemmeno immaginare che pensiero mi toglie, ragionier Diaz. Questo che vede è lo stesso inchiostro che il nostro fondatore utilizzò per vergare il trattato sull’etica del profitto per cui divenne famoso. Il direttore me lo aveva affidato personalmente per la mostra del centenario.
Improvvisi temporali e abbondanti piogge fecero rientrare l’allarme ecologico provocato dall’inchiostro del conte Canessa e cancellarono anche l’incupimento del signor Arturo al quale l’assicurazione della lavanderia aveva finalmente ripagato le camicie. Un fulmine fece qualche danno nel cimitero monumentale dove si trovava la statua del fondatore. Al guardiano che conosceva i sepolcri uno per uno parve evidente che sul volto bronzeo del vecchio conte fosse comparso un ghigno.

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Capitolo primo - Precipitevolissimevolmente
Capitolo secondo - Attualità
Capitolo terzo - Silenzio
Capitolo quarto - Fortuna
Capitolo quinto - Movimento
Capitolo sesto - Equilibrio
Capitolo settimo - Candore
Capitolo ottavo - Coordinate
Capitolo nono - Divisione
Capitolo decimo - Incontri
Capitolo undicesimo - Guerra
Capitolo dodicesimo - Tempo
Capitolo tredicesimo - Memoria
Capitolo quattordicesimo - Tremolio
Capitolo quindicesimo - Spavento
Capitolo sedicesimo - Rubare
Capitolo diciassettesimo - Bionde
Capitolo diciottesimo - Crepa
Capitolo diciannovesimo - Luna
Capitolo ventesimo - Cicatrici
Capitolo ventunesimo - Sirene
Capitolo ventiduesimo - Astri
Festa di commiato per il Sig. Arturo