IL ROMANZO DEL SIGNOR ARTURO Prefazione al quattordicesimo capitolo

Lettori di questo monumentale sito, sarò franco: questo capitolo è il mio preferito, e non per il fatto che finisca con una bella bevuta, ma perchè riflette qualcosa in cui credo fermamente, e cioè che la realtà è un mosaico le cui tessere si muovono senza posa offrendo un'immagine sempre differente.
Me ne sono accorto fin da piccolo che le cose stavano così, che niente sta fermo su questo mondo. Insieme a qualche compagno di scuola, dovevamo avere sette o otto anni, mangiavo le formiche che scorrazzavano per i cessi dell'istituto scolastico. Erano acidine e mi piacevano, ma non era per sentire il loro sapore che le mettevo tra i denti, ora so che lo facevo solo perchè le vedevo muoversi. Noi bambini, come le formiche, non riuscivamo a stare fermi e, tanto per fare qualcosa, ce le mangiavamo. Se le formiche fossero state più grandi di noi, sarebbe avvenuto il contrario, le formiche ci avrebbero mangiato, per il semplice fatto che non ci vedevano stare fermi un minuto.
Insieme ai corpicini delle formiche credo di aver interiorizzato una certa visione della realtà, quel movimento inarrestabile e incommensurabile, il movimento del movimento del movimento...Ecco perchè non mi riesce di aderire a nessun progetto che contempli la conservazione del presente, perchè li sento contro natura.
È vero che talora i cambiamenti ci infastidiscono, in questo capitolo anche il signor Arturo si lamenta per qualcosa che lo priva di una delle sue abitudini, ma il cambiamento è la fonte primaria della vita e dell'intelligenza. Nemmeno quell'abitudinario del signor Arturo potrebbe vivere senza di esso.

Buona lettura. Giovanni Zanzani.

 Giovanni Zanzani

COME FU CHE IL SIGNOR ARTURO PERSE UNA SCARPA
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Arturo Diaz


Capitolo quattordicesimo
Tremolio


Suona un telefono, attende, risuona. È nel vuoto tra i segnali che si compie il destino della telefonata. A volte l’intervallo è così lungo che già dice tutto, già comunica il senso del messaggio.
Il signor Arturo se ne andava a zonzo per la città godendosi la bella giornata di sole. L'autunno era iniziato e ai lati delle strade tinte gialle andavano prendendo forza sul verde che ancora resisteva. Posando lo sguardo sulla massa verde di una siepe il signor Arturo notò la presenza di macchioline brillanti che bucavano l’omogeneità delle foglie. Allora alzò gli occhi per osservare la cancellata che separava la strada dal giardino e scoprì che anch’essa era percorsa da un brulichio di molecole. Perbacco, pensò, devo farmi vedere da un oculista!
Nel tentativo di comprendere meglio la natura del fenomeno egli concentrò lo sguardo sul muro che si alzava alla fine della siepe. Il muro vibrava, gli spigoli dell’edificio vibravano, l’intero paesaggio vibrava come una rete metallica attraversata dalla corrente elettrica. Il signor Arturo si trovava in un viale della sua città e aveva appena scoperto il tremolio dell’universo!
Il ponte si trova a due passi dal centro ed è attraversandolo che il signor Arturo cambia i propri pensieri, ovvero che nella sua mente ne vengono a galla di nuovi che non si farebbero vivi se il signor Arturo non lo attraversasse. Il signor Arturo non lo attraversa spesso il ponte, mai più di una volta all'anno, e ciò avviene quando egli si trova alle prese con un caso complicato. Quando ha un problema da risolvere il signor Arturo se ne va a spasso oltre il ponte del borgo. L'estensione della camminata all'oltrefiume favorisce nel suo giudizio il cambiamento del punto di vista. Quel giorno egli aveva attraversato il ponte senza nemmeno provare a camminare per altre strade: il tremolio dell’universo esigeva risposte che solo quella parte della città poteva dargli.
Varcato il ponte il signor Arturo cominciò a chiedersi se il tremolio cui aveva assistito dovesse essere considerato un evento eccezionale o se si trattava di un fatto consueto al quale nessuno aveva ancora fatto caso. La gravità esisteva prima che Newton se ne accorgesse, pensò, e anche l'America se ne stava già distesa tra due oceani prima che Cristoforo Colombo vi giungesse col suo recalcitrante equipaggio. Il signor Arturo cercò di riportare alla mente eventi remoti nel corso dei quali gli fosse apparsa una qualche forma circoscritta di tremolio per paragonarla a quella più generale da poco osservata.
Si ricordò della prima volta che aveva visto il mare, aveva sei anni e il tremolare delle onde sulla vasta distesa liquida aveva impresso un ricordo indelebile nella sua mente di bambino, anche se la sabbia bollente sotto la pianta dei piedi lo aveva distolto non poco dall’osservazione.
A sedici anni era stato il tremolio del sole sui capelli di Ottavia a colpirlo, prima che il bacio scambiato con la fanciulla monopolizzasse del tutto il suo interesse. La fine di quell’amore aveva causato un altro moto tremolante, quello prodotto dalle sue lacrime.
Sforzandosi un poco il signor Arturo cominciò a realizzare che solo una scarsa attenzione gli aveva impedito di ricondurre quegli eventi sparsi alla matrice del fenomeno. Tutto è movimento nell'universo, concluse, dalle dune del deserto agli abiti delle modelle nelle sfilate, dalle piume degli uccelli alle dita dei musicisti, tutto ciò che esiste nell’universo si muove senza tregua.
Dopo quella constatazione sembrò al signor Arturo che la passeggiata nell'oltrefiume potesse terminare, così si diresse al ponte tornando sui propri passi. Niente da fare, mentre una squadra di operai in tuta arancione transennava la via, un vigile rimandava indietro tutti.
- Che avviene? - chiese il signor Arturo seccato per il contrattempo.
- Lo debbono rifare, disse l'agente, questo ponte deve essere demolito per fare posto a un ponte nuovo.
Proprio quel giorno l'ufficio tecnico del comune aveva deciso di dare il via alla demolizione del vecchio ponte per procedere alla costruzione del nuovo viadotto, lavoro che sarebbe durato un anno esatto come riportato sul cartellone a lato della via. Il signor Arturo si guardò intorno esterrefatto, ora per rientrare in città avrebbe dovuto compiere un lunghissimo giro. Mentre si avviava verso casa venne preso da un gran nervoso che strada facendo si trasformò in una vera arrabbiatura. Il signor Arturo tirava calci ai sassi come uno studente bocciato imprecando contro il municipio. Maledetti bastardi, borbottava, buoni solo a imporre tasse e a elevare contravvenzioni. Più si allontanava dal ponte, più il signor Arturo montava in collera, fannulloni ignoranti, ripeteva tra sé, portatori di cravatte su colli senza testa. A forza di camminare il signor Arturo si allontanò dalla città. Ai lati della strada i campi prendevano il posto delle case mentre il sole si avvicinava a toccare l’orizzonte. Dopo mezz'ora il signor Arturo attraversò un tratto di campagna coltivato a vite. La luce tangente della sera colpiva i chicchi d'uva che pendevano dai tralci accendendo gocce di luce tra i filari. Il vignaiolo a passeggio sotto le viti gli sorrise.
- Che bell’uva avete quest'anno - disse il signor Arturo cui l’arrabbiatura cominciava a sbollire.
L'uomo lo invitò a entrare nella cantina dove due operai travasavano il vino da grandi botti. Si trattava di un bianco profumato e asciutto. Brindando col proprietario il signor Arturo osservò il bicchiere in trasparenza. Lì, in quel cuore di cristallo, il tremolio s'era fermato. Ecco dove bisogna andare per veder cessare il tremolio dell'universo, pensò il signor Arturo, solo nel chiuso delle botti l’inquietudine del cosmo si stempera! Il vino era buono, il signor Arturo ne bevve un secondo bicchiere. I cantinieri interruppero il lavoro per unirsi al brindisi. In fondo non era difficile da capire: dove se non in un buon bicchiere di vino può trovare pace l'universo?

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Capitolo primo - Precipitevolissimevolmente
Capitolo secondo - Attualità
Capitolo terzo - Silenzio
Capitolo quarto - Fortuna
Capitolo quinto - Movimento
Capitolo sesto - Equilibrio
Capitolo settimo - Candore
Capitolo ottavo - Coordinate
Capitolo nono - Divisione
Capitolo decimo - Incontri
Capitolo undicesimo - Guerra
Capitolo dodicesimo - Tempo
Capitolo tredicesimo - Memoria
Capitolo quattordicesimo - Tremolio
Capitolo quindicesimo - Spavento
Capitolo sedicesimo - Rubare
Capitolo diciassettesimo - Bionde
Capitolo diciottesimo - Crepa
Capitolo diciannovesimo - Luna
Capitolo ventesimo - Cicatrici
Capitolo ventunesimo - Sirene
Capitolo ventiduesimo - Astri
Festa di commiato per il Sig. Arturo